Omaggio al regista Diego Fiumani è l’evento che si è svolto venerdì 10 ottobre 2025 a Pesaro in occasione della presentazione del libro di Gianfranco Boiani e Paola D’Ignazi Una città che non deve morire. Diego Fiumani, Carlo Bo e Giancarlo De Carlo per la rinascita di Urbino negli anni Sessanta, edito da Affinità Elettive di Ancona con il contributo del MIC – Direzione Nazionale Educazione, Ricerca e Istituti culturali.

Il libro è dedicato alla collaborazione tra lo scrittore e rettore dell’ateneo urbinate Carlo Bo, l’architetto e urbanista Giancarlo De Carlo e il regista Diego Fiumani che diede origine al documentario intitolato Una città che non deve morire, presentato al Festival Cinematografico di Venezia nel 1966, dedicato al recupero del centro antico di Urbino.
Il documentario di Diego Fiumani è stato proiettato nel corso dell’incontro grazie alla disponibilità della Fondazione AAMOD Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico che ha curato il restauro e la digitalizzazione della pellicola 35mm.
Sono intervenuti Giuseppe Paolini Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Daniele Vimini Assessore alla Cultura del Comune di Pesaro, Raffaella Santi Professoressa Associata dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e Presidente della Società Filosofica Italiana – sezione di Urbino, Paola D’Ignazi Direttore della collana editoriale Dalla parte dell’uomo, percorsi di filosofia e scienze umane (Affinità Elettive, Ancona), già professore a contratto presso l’Università di Urbino Carlo Bo, Gianfranco Boiani, regista, già professore a contratto presso l’Università di Macerata e l’Università di Urbino e Lorena Fiumani, figlia del regista Diego Fiumani, il cui contributo è stato prezioso per la realizzazione della pubblicazione.
L’iniziativa è stata organizzata dal Circolo Culturale Eidos di Pesaro nell’ambito del progetto Biografie della Memoria, con il patrocinio della Provincia di Pesaro e Urbino e della Società Filosofica Italiana – sezione di Urbino.
Con questa iniziativa si è inteso celebrare il centenario della nascita del regista pesarese, che fu autore negli anni Sessanta di alcuni documentari che precorrevano tematiche di carattere culturale e sociale che avrebbero avuto un largo sviluppo negli anni successivi.
Diego Fiumani era nato a Pesaro il 31 marzo 1925 e aveva compiuto studi di carattere scientifico, laureandosi in chimica. Si era dedicato all’insegnamento, svolgendo questo ruolo con impegno e dedizione, rivelando già la sua predisposizione al rapporto con i giovani, aspetto che ha poi caratterizzato la sua attività cinematografica.
Dopo una prima esperienza teatrale con la compagnia pesarese Il Piccolo Teatro, iniziò la sua attività nell’ambito del cinema documentario realizzando nel 1964 Notte d’inverno dedicato a vicende della Resistenza e nell’anno successivo Una città che non deve morire, sull’esigenza di salvare dalla decadenza e dal degrado la città di Urbino, capolavoro del Rinascimento.
L’antico borgo di Urbino con i suoi palazzi e monumenti rinascimentali versava nel dopoguerra in uno stato di abbandono. Fiumani realizzò il documentario, ideato con lo stesso Carlo Bo che scrisse un testo pregevole dedicato alla città, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere il restauro del centro antico, la rinascita della città feltresca e lo sviluppo dell’università.
Fiumani si avvalse, oltre che della prestigiosa collaborazione di Carlo Bo, della consulenza dell’architetto e urbanista Giancarlo De Carlo, le cui innovazioni urbanistiche e gli interventi architettonici avevano l’intento di valorizzare l’università urbinate, ponendo l’attenzione sugli studenti e sui giovani, creando spazi di vita e di cultura ad essi consoni.
Fiumani si avvalse anche di collaborazioni professionali di rilievo, come quella dell’attore Nando Gazzolo che interpretò il testo di Bo, mentre il compositore Egisto Macchi realizzò un’innovativa colonna sonora che sottolineava efficacemente sia i momenti drammatici dei crolli degli edifici sia la fiducia in un futuro che vedeva nei giovani i protagonisti.
Fiumani lasciò l’insegnamento per coltivare la passione per il cinema e farne la sua professione. Collaborò con Giuseppe Ferrara nella realizzazione di cortometraggi e documentari per la Unitelefilm, tra i quali un documentario su Gioachino Rossini, e nel Sessantotto fu tra i registi impegnati politicamente nell’acceso dibattito che coinvolse il mondo del cinema animando i festival di Pesaro e di Venezia.
Con Ugo Gregoretti e Cesare Zavattini partecipò al movimento dei Cinegiornali Liberi ed entrò a far parte del collettivo di registi guidato da Gregoretti che realizzò Apollo – una fabbrica occupata, il docufilm emblema delle lotte sindacali del cosiddetto “autunno caldo”.
Negli anni Settanta si ammalò di tumore e morì il primo luglio del 1977, lasciando incompiuti alcuni progetti cinematografici. Gino Girolomoni, figura di riferimento dell’agricoltura biologica in Italia, fondatore di Alce Nero, scrisse nel suo libro Ritorna la vita sulle colline: «L’amico Diego Fiumani e i suoi tre colleghi sono morti per le radiazioni nel laboratorio di ricerca della Montedison», formulando l’ipotesi che la sua morte fosse dovuta alla precedente attività di chimico.
La sua scomparsa prematura spezzò il sogno di una vita che egli intendeva dedicare al cinema e ne determinò un immeritato oblio.














